Una corretta diagnosi è fondamentale.

Cosa si intende per nodulo tiroideo

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    I noduli alla tiroide sono addensati tissutali solidi/liquidi contenuti all'interno del parenchima della ghiandola. Si tratta di entità cliniche abbastanza frequenti nella popolazione generale, soprattutto nelle donne di età superiore ai 40 anni. Le donne, infatti, sono interessate da questo fenomeno 6 volte di più rispetto ai maschi.
    Capita frequentemente che questi noduli vengano identificati e "palpati" nel corso di visite specialistiche otorinolaringoiatriche, senza che essi abbiano prodotto alcuna sintomatologia. Altra evenienza frequente è che questi noduli vengano evidenziati mediante "auto-palpazione" da parte del paziente.
    Quando viene identificata una tumefazione di questo tipo, è estremamente importante identificare la natura del nodulo in tempi brevi. Infatti, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di entità benigne, nel 5-20% dei casi si ha a che fare con un nodulo tiroideo maligno.

Sintomi

S

    Come già accennato, nella maggior parte dei casi la presenza di un nodulo tiroideo passa del tutto inosservata. Il nodulo spesso viene rilevato nel corso di visite o accertamenti ecografici eseguiti per altri motivi.
    In altri casi il nodulo viene sospettato a seguito della comparsa di valori ormonali sballati che facciano supporre alterazioni funzionali della tiroide. Nel caso la tiroide produca un eccesso di ormoni, si può sviluppare un quadro di ipertiroidismo caratterizzato da dimagrimento, agitazione psico-motora, disturbi del sonno, ansia, sudorazione profusa. In questi casi non è infrequente rinvenire all'interno del contesto della tiroide uno o più noduli iperfunzionanti che producono ormoni tiroidei in eccesso.
In alcuni casi i noduli possono essere identificati a seguito della comparsa di dolore, come ad esempio in corso di tiroidite.

Diagnosi

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    La diagnosi differenziale di questi noduli può avvenire solo mediante un attento studio multidisciplinare della lesione che si avvalga della collaborazione di medico di famiglia, otorinolaringoiatra, endocrinologo e radiologo.
    Il primo step per la diagnosi della patologia si basa sull'esecuzione di una visita otorinolaringoiatrica corredata da una attenta palpazione dell'organo. La visita consentirà allo specialista di palpare l'organo interessato dal problema ma anche di escludere la presenza di altre patologie del distretto testa-collo che possono manifestarsi in modo simile. In particolare sarà molto importante evidenziale la presenza di eventuali linfoadenopatie laterocervicali sospette.
    Sarà poi determinante, nei casi in cui si sospetti la presenza di una patologia tiroidea, associare alla visita una ecografia tiroidea e del collo per lo studio dell'anatomia "impalpabile" della ghiandola.
    Nei casi in cui l'ecografia confermasse la presenza di un nodulo, per una diagnosi di certezza, occorrerà eseguire un esame citologico della lesione mediante biopsia con ago-aspirato. Questo tipo di biopsia viene eseguita praticando una iniezione all'interno dell'organo e aspirando una parte di tessuto sotto guida ecografica. In alcuni casi potrà essere necessario eseguire anche una scintigrafia tiroidea, un esame di medicina nucleare che consente di evidenziare alterazioni di funzione della tiroide.

Patologie Benigne

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    Le patologie benigne della tiroide che possono determinare l'insorgenza di un nodulo sono numerose. Di seguito elenchiamo le più comuni.
    1-ADENOMA TIROIDEO L'adenoma tiroideo è un tumore benigno che può presentarsi in diverse varianti. In particolare, viene classificato in una variante follicolare ed in una papillare. La forma follicolare è la più frequente ed origina da una proliferazione dell'epitelio follicolare della ghiandola. Si tratta solitamente di tumori ben capsulati e ben distinti rispetto al tessuto normale circostante. Il fatto di possedere una capsula di rivestimento rende difficile che la neoplasia possa estendersi ai tessuti vicini. Esistono diverse varianti istologiche: microfollicolare, macrofollicolare, atipico e ossifilo. Il microfollicolare è la forma meno invasiva poichè non ha nessuna possibilità di microinvasione del tessuto normale circostante. Per le altre forme questa evenienza è rara ma possibile.
    2-NODULO IPERPLASTICO I noduli iperplastici sono il risultato di una eccessiva funzionalità tiroidea ma non hanno le caratteristiche di una neoformazione benigna. Possono essere distinti da un gozzo semplice per la presenza di alcune caratteristiche istopatologiche (eccessiva cellularità, formazione di acini, vacuoli marginali).
    3-CISTI DELLA TIROIDELe cisti tiroidee rappresentano il 15-25% dei casi di noduli tiroidei solitari e di solito vengono diagnosticae dopo l'aspirazione di fluido dal nodulo solitario. Queste lesioni sono solitamente originate dalla degenerazione del tessuto tiroideo normale, da emorragie o traumi. In alcuni casi possono essere originate da carcinomi o adenomi follicolari occulti. Purtroppo alcuni studi hanno evidenziato che lesioni di questo tipo, apparentemente del tutto benigne, si sono rivelate poi maligne dopo esame istologico. Per questo motivo alcuni consigliano di migliorare l'accuratezza diagnostica eseguendo uno studio biochimico del fluido asportato dalla cisti.
    4-TIROIDITI Possono essere di diversa natura. La forma più frequente è la Tiroidite di Hashimoto, una patologia di origine autoimmunitaria che determina ridotta funzionalità della ghiandola e quindi ipotiroidismo. Altra forma meno frequente è la tiroidite subacuta granulomatosa, verosimilmente di origine virale, caratterizzata da una tumefazione tiroidea solitamente di consistenza soffice. Altra forma ancora è la tiroidite linfatica subacuta, di eziologia incerta, forse autoimmunitaria, caratterizzata da gozzo e ipertiroidismo reversibile dopo guarigione. Le forme di tiroidite acuta possono avere una origine batterica o fungina e sono caratterizzate da ipertiroidismo in associazione alla presenza di un nodulo tiroideo dolente

Patologie Maligne

P Purtroppo, in rari casi, la tiroide può essere interessata anche da un tumore maligno. Il carcinoma della tiroide rappresenta circa l'1% dei casi di cancro ma si stima che esso possa avere una incidenza maggiore visto che viene rilevato in percentuale più alta durante gli esami bioptici eseguiti per altri motivi. Nonostante i noduli solitari siano più frequenti nelle donne le forme maligne sono più frequenti negli uomini.

    Tra i fattori di rischio documentati per lo sviluppo di un carcinoma tiroideo troviamo:
    Esposzione alle radiazioni
    Presenza di malattie tiroidee benigne
    Mestruazioni irregolari
    Familiarità per carcinoma tiroideo
    Residenza in aree con gozzo endemico
    Sindromi geneticamente trasmesse

Terapia

TNel caso di patologie benigne solitamente si segue un protocollo di controlli, a volte (ma non c'è accordo su questo) associato ad una terapia soppressiva con levotiroxina. Questa terapia viene assegnata per un periodo di 6-12 mesi per valutare una eventuale regressione della nodularità. Il follow-up ecografico dovrebbe essere eseguito ogni 3-6 mesi ed un eventuale aumento di dimensioni del nodulo rappresenta una indicazione assoluta alla tiroidectomia.

    Le forme maligne devono essere trattate con intervento chirurgico. In questi casi sarà indispensabile appurare fin da subito l'eventuale presenza di metastasi locali ai linfonodi del collo. Qualora siano presenti metastasi linfonodali sarà necessario eseguire anche la rimozione chirurgica dei linfonodi del collo. Per i carcinomi di tipo follicolare e papillare, dopo l'intervento, è indicata la terapia radiometabolica. Questa terapia consiste nel somministrare al paziente una dose di iodio radioattivo al fine di eliminare possibili residui di tessuto tumorale. Il trattamento sfrutta la capacità delle cellule tiroidee di captare lo iodio e prevede la somministrazione di una quantità ridottissima di Iodio 131. La quantità di isotopo radioattivo somministrata è tanto bassa da non potere determinare alcun danno all'organismo.

Pagina a cura del Dr. Gianni Gitti