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Sono rimasto entusiasta della notizia che uno dei " nostri ragazzi " aveva deciso di uscire dal suo privato per dare corpo ad una testimonianza cosi importante come può essere un libro. Durante questi anni in cui mi sono occupato di sordità , ed in particolare della sordità infantile, mi sono scontrato con due tendenze che impediscono una vasta divulgazione di quanto è possibile fare per i bambini che hanno problemi gravi di udito prima dell'acquisizione del linguaggio (in linguaggio tecnico si chiama " sordità profonda preverbale ,,).
ln primo luogo c'è l'ingombrante presenza di istituzioni che, nate per tutelare gli interessi dei sordi, hanno fatto molto in passato per queste persone, ma che in questi ultimi anni sono rimaste arroccate su posizioni di difesa di quanto acquisito, senza proiettarsi verso quanto di nuovo si offre a chi nasce con un problema di sordità profonda. D'altra parte, facendo parte di una Associazione di genitori di audiolesi, ho potuto notare che esiste una tendenza diffusa a valutare il problema della sordità in termini esclusivamente personali o familiari.
Bisogna, al contrario, avere coscienza che è solo affrontando il problema nella sua generalità che si potrà dare una risposta efficace alla sordità, l'iniziativa dei singoli è spesso destinata ad infrangersi su muri su cui solo una azione comune e ben organizzata può fare breccia.
Dunque iniziative come quella di Valentina sono da ritenersi meritevoli di lodi incondizionate. Per la verità Valentina non è un caso isolato , ma fa parte di un gruppo di ragazzi fiorentini, sordi profondi dalla nascita, che hanno compreso l'importanza di " uscire allo scoperto " e, vincendo timidezza e riservatezza, hanno deciso di rendere pubblica la propria esperienza, estremamente preziosa per chi si trovi ad operare in questo campo, perche solo dalle loro parole possiamo capire cosa è necessario per migliorare la qualità dell'intervento.
In particolare, noi genitori di bambini piccoli nati con sordità profonde, attraverso l'esperienza raccontata, possiamo valutare meglio quegli aspetti psicologici estremamente importanti per la riuscita dell'iter di riabilitazione - meglio sarebbe parlare di " abilitazione " - se non addirittura decisivi, che spesso ci sfuggono.
In questo senso la " fatica " di Valentina è una fonte a cui attingere a piene mani perchè fornisce numerosi spunti di riflessione. Su tutti evidenzierei l'importanza di avere un dialogo aperto, anche e soprattutto sul " problema ", tra i figli ed i genitori e di una partecipazione equilibrata della famiglia. I
n conclusione vorrei porre un quesito: la freschezza, la gioia di vivere, la voglia di riuscire, la ricerca del sapere e della cultura che traspaiono dalle pagine del libro di Valentina non sono una evidente dimostrazione di quanto i nostri ragazzi siano capaci di fare? Credo di sì e mi auguro che questo abbia l' effetto di un sasso gettato nello stagno: per Valentina e per i " nostri ragazzi "...
Alessandro Pulcinelli
F.I.A.D.D.A. sezione Firenze
Il libro è stato tradotto anche in russo. |